LA MUAY THAI : L'ARTE MARZIALE DEL POPOLO THAILANDESE
Di Marco De Cesaris

 

Le origini della Muay Thai si perdono nei secoli e risalgono a circa 2000 anni fa. La sua storia si lega indissolubilmente con la storia del suo popolo, i Thai che significa "uomini liberi". Fino al 300 a.C. gli Ao-Lai, come erano chiamati allora dai Cinesi, vivevano nella fertile provincia dello Yunnan, nella Cina Meridionale, ma la crescita e l'espansione della dinastia degli Han, costrinse gli Ao-Lai a scendere fino a sud del Vietnam, in quello che sarebbe diventato il regno del Siam. Una volta vinte le popolazioni aborigene locali, per quasi mille anni furono in guerra con molti nemici, tra cui i Tibetani,i Birmani e i Cinesi, riuscendo sempre a resistere anche quando si trovarono di fronte i potenti Khmer, con uno degli eserciti più forti del sud-est asiatico. Nonostante una notevole inferiorità numerica, nel 1200 circa i Siamesi riuscirono a conquistare una capitale del regno Khmer e ad instaurare il loro primo regno ufficiale. Fu in quell'occasione che il territorio guadagnato e difeso nel corso dei secoli, venne chiamato terra dei Thai, terra degli uomini liberi. Fino agli inizi del Novecento nel combattimento erano ammessi oltre alle tecniche percussive e a quelle di lotta, colpi con la testa, con le mani a dita tese, con il taglio della mano, strangolamenti, lussazioni e prese con le dita atte a ferire le parti molli del viso e del collo.

 

Gli incontri venivano disputati sulla nuda terra con le mani bendate con corde, e a volte, per combattimenti rituali, bagnate di resina vegetale e ricoperte con frammenti di vetro con esiti profondamente lesivi sul fisico dei combattenti. Fino al 1920 l'arte guerriera era materia scolastica obbligatoria, e mancando l'uso di adeguate protezioni, era altissimo il numero di incidenti durante le sedute di allenamento. Nel 1930 il governo decise l'adozione di regolamenti più vicini al pugilato occidentale, introducendo il ring per gli incontri, le categorie di peso, e l'uso dei guantoni da quattro once.

 

Vennero bandite le proiezioni d'anca, le testate e i calci diretti all'inguine mentre i colpi con le dita agli occhi e alla gola diventavano impossibili per la presenza dei guantoni. Era nata quello che ora è conosciuta come la Muay Thai sportiva, con i caratteristici colpi portati con pugni, calci, gomiti, ginocchia e la lotta corpo a corpo (chap ko) e che, malgrado la progressiva "civilizzazione", continua ad essere lontana da una completa codifica propria in invece di altre arti marziali. Il Ministero dello Sport e Cultura Thailandese, attentissimo custode dell'integrità di ciò che orgogliosamente viene rivendicato come proprio patrimonio culturale, non ha consentito che finisse nei libri di storia nemmeno la sua variante tradizionale. Le antiche tecniche, riviste alla luce di moderni sistemi di allenamento, sono andate a costituire un micidiale sistema di difesa personale "no limits", la Muay Boran, priva delle limitazioni indispensabili alla versione sportiva, e quindi anche di competizioni agonistiche codificate, ma efficacissima nelle situazioni di grave pericolo personale caratterizzate appunto dall'assenza di regole.

 

 

Il generale interesse nel mondo occidentale per gli sport da combattimento non ha risparmiato la Muay Thai. I Thailandesi sono giustamente orgogliosi del fatto che nessuna altra scuola farang (straniera) sia ancora riuscita ad insediare sostanzialmente la loro supremazia nelle competizioni. La Muay Thai è uno sport nazionale e se il sabato sera i turisti noteranno le caotiche strade di Bangkok insolitamente deserte è perché molti sono allo stadio o davanti al televisore per seguire gli incontri. Il paese pullula di scuole e può contare su un vivaio vastissimo di agonisti.

La stessa meticolosa attenzione è riservata alla diffusione della Muay Thai e della Muay Boran nel mondo. A contrapporsi alla furiosa contrapposizione di federazioni e sigle propria di altri sport da combattimento c'è la serena sorveglianza del Ministero dello Sport e Cultura Thailandese tramite le associazioni che gli fanno capo.

Una circostanza che consente agli amatori e agli sportivi che intendono avvicinare tali discipline di poter contare sempre su una costante e monitorata professionalità nell'insegnamento e ad omogenei criteri di sicurezza e modernità nei metodi di allenamento.

 

 

La Muay Thai in Italia per il governo thailandese ha un solo nome, il Maestro (Arjarn) Marco De Cesaris, dal 1993 unico rappresentante in Italia delle federazioni internazionali IAMTF. - IPMTF - EMTF - WMF; primo presidente e fondatore della FIMTE (Federazione Italiana Muay Thai Europa); direttore tecnico nazionale, segretario generale della EMTU (European Muay Thai Union), responsabile giudici e arbitri internazionali IAMTF(ora WMF. World muay thai federation)- WAKO.
Fondatore dell'IMBA International Muay Boran Accademy, e rappresentante dell'AITMA.
Direttore tecnico per la Muay Thai dell'unica federazione riconosciuta dal CONI la F.I.KB